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"Vaga, leggiadra, montanina et bella città
Così un raffinato poeta della corte dei Montefeltro, Angelo Galli, cantava in versi le bellezze naturali di Urbino, antica capitale del Ducato, che nel corso dei secoli ha conservato le peculiarità del suo fascino, seguendo antiche vocazioni culturali e assecondando quello straordinario equilibrio tra paesaggio e struttura abitativa che era stata la principale preoccupazione dellarchitetto dalmata Luciano Laurana e del suo successore Francesco di Giorgio Martini.
Urbino mostra al visitatore che proviene dallAlpe della Luna il suo lato più fascinoso: due agili ed eleganti torricini, funzionali alle indicazioni del terreno e agli inviti del paesaggio, che conferiscono un aspetto di fiaba alla massa edilizia della dimora ducale.
Lintera fabbrica ducale è costruita per aprirsi al territorio in una mirabile e reciproca compenetrazione, laddove si può ammirare e godere il colore rosato dei mattoni di Urbino, che è unico ed indimenticabile.
Tutto ciò è ancora più valorizzato dalla recente decisione dellUnesco di iscrivere il centro storico di Urbino nel registro dei siti considerati patrimonio dellumanità.
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Breve Cenno Storico del Locale
Dalla Piazzetta SantAndrea, delimitata dallantica fonte del Leone, si accede nel cuore della contrada di Lavagine, che nella parte inferiore è costituita da un reticolo di viuzze, tra cui lantica strada dei vasari dove è situato il ristorante Vecchia Urbino, a ridosso della Porta.
Il locale apparteneva alla Casa Viviani, edificio cinquecentesco, oggi sede di un Centro Internazionale di incisione dellAccademia Raffaello.
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I Lampadari del Locale
Dal trattato de divina proportione del matematico Luca Pacioli, nasce lidea di una forma artistica particolare, la cosiddetta stella ducale, un oggetto che tradizionalmente è il simbolo dello spirito rinascimentale di Urbino.
Questo prodotto di artigianato artistico si presenta in una struttura multiforme a moduli piramidali e costituisce linvolucro di una lampada. Veniva costruito dai maestri dellepoca con ottone e vetro soffiato per adornare le case gentilizie della città. Ancora oggi gli eredi di questa tradizione hanno conservato i criteri costruttivi di allora, nel rispetto di un rigore formale e di precise regole celebrative nel saggio di fine quattrocento.
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